Quando il fitness diventa un’ossessione

L’allenamento e l’alimentazione possono diventare pensieri prioritari, attorno ai quali organizzare la giornata e le occasioni sociali. A livello psicologico, quindi, può accadere che si accenda un pensiero del tipo “tutto o nulla”, per il quale si pretende da se stessi perfetta aderenza al piano per rendere efficace il percorso che si ha intrapreso.

Generalmente, quando si inizia un percorso nel mondo del fitness, lo si fa con l’intenzione di prendersi cura di sé stessi, migliorare il proprio stato di salute e, il più delle volte, migliorare la propria composizione corporea.

I primi passi sono solitamente legati ad una routine di allenamento in palestra e all’adozione di un regime alimentare salutare.

Chi non sa bene come muoversi, può scegliere di affidarsi ad un personal trainer, per imparare le giuste tecniche di allenamento, evitando il rischio di infortunarsi ed essendo facilitato nel raggiungere i propri obiettivi.

Alcune volte, però, accade che il fitness venga confuso con il bodybuilding. Cosa significa?

Mentre il fitness dovrebbe “semplicemente” proporre uno stile di vita sostenibile e salutare, coniugando sana alimentazione e sport, il bodybuilding risulta generalmente più rigido e volto ad un fine estetico. In questa disciplina, infatti, ci si pone l’obiettivo di aumentare la massa muscolare e di migliorare la composizione corporea attraverso degli allenamenti specifici e un regime alimentare solitamente piuttosto preciso.

Cosa accade, quindi, quando questi due approcci vengono confusi?

Può accadere che la persona si ritrovi a dover far suo un approccio molto metodico e preciso, che non si prevede “sgarri” fuori programma.

L’allenamento e l’alimentazione possono diventare pensieri prioritari, attorno ai quali organizzare la giornata e le occasioni sociali. A livello psicologico quindi, può accadere che si accenda un pensiero del tipo “tutto o nulla”, per il quale si pretende da se stessi perfetta aderenza al piano per rendere efficace il percorso che si ha intrapreso.
Non si considerano vie di mezzo, nemmeno in casi eccezionali.

Quando il percorso in questione diventa un’ossessione, succede spesso di trovarsi a rifiutare uscite e momenti di socialità per non saltare un allenamento o per non mangiare fuori (in quanto qualcosa di diverso dal piano). Accettare un invito può portare vissuti d’ansia, sempre per le stesse preoccupazioni. Le giornate vengono vissute dedicando buona parte delle energie alla propria routine, come se diventasse l’unico progetto di vita importante in quel momento.

Un allenamento andato male, un infortunio o anche una semplice vacanza possono diventare motivo di frustrazione, di sensi di colpa e di comportamenti disfunzionali messi in atto per compensare quelle che sono percepite come “mancanze” nei confronti del protocollo.

Un altro aspetto che spesso entra in gioco in questi casi è l’integrazione e/o l’uso di prodotti venduti come miracolosi e indispensabili per il raggiungimento dei propri obiettivi. È così che superfood, bevande detox, pillole bruciagrassi e sostitutivi dei pasti diventano una componente fondamentale del percorso fitness. La concezione di questi come fondamentali per raggiungere i propri obiettivi rende secondario anche il peso economico che gli stessi hanno. Infatti, per alcune persone, la spesa necessaria per gli integratori (di cui non è stata diagnosticata necessità) diventa “fissa”, come una bolletta o l’affitto.

A livello alimentare, alcuni coach (ricordiamo che un personal trainer non può prescrivere diete senza una laurea specifica) propongono una dieta (che sia ipo-normo-ipercalorica) restrittiva dal punto di vista qualitativo; nel senso che gli alimenti concessi sono pochi e sempre gli stessi. Dal punto di vista psicologico anche questo può avere un grande impatto.
Se, da un lato, ci si può vedere facilitata l’organizzazione della giornata alimentare, dall’altro  ci si priva inutilmente di molti alimenti (sani e non) abituandosi alla restrizione.

Un rischio legato a ciò è che si arrivi ad abbuffarsi, che sia per stress che non si riesce a gestire o  perché si è semplicemente nel giorno di “sgarro” concesso dal piano.

Si vive quel momento come fosse “tutto o nulla”, senza avere cognizione del proprio senso di fame  e di sazietà.

Il senso di colpa (oltre che il malessere fisico) a seguito di un’abbuffata, non fa altro che alimentare il circolo vizioso “restrizione-abbuffata”, dando il via ad un vortice disfunzionale e rischioso, che allontana sempre più dall’obiettivo di benessere iniziale.

Un approccio che, invece, meglio sposa l’idea di fitness come ricerca di benessere è quello più flessibile, che non demonizza alcun alimento. L’idea di fondo è quella di un’alimentazione sana ed equilibrata, che ammetta anche cibi più elaborati/meno salutari, ben contestualizzati e che non portano a perdere i risultati fino a quel momento ottenuti. Un punto a favore di questo tipo di alimentazione è quello di normalizzare ogni alimento, così che la persona non si senta in colpa, ma diventi più  consapevole nel gestire l’alimentazione in modo equilibrato.

Un altro punto “rischioso” di un percorso fitness che diventa “ossessione” è quello di confrontarsi sui social network con atleti che vivono il fitness, o il bodybuilding, come lavoro. Capita, infatti, che ci si confronti con persone che dedicano la loro vita al mondo del fitness, che si approcciano anche all’agonismo, che basano la loro routine su alimentazione e allenamento, magari perché  lavorano nell’ambito. Bisogna, invece, ricordare che non tutti possono dedicare molto tempo ed energie a quella che nella maggior parte dei casi è una passione; non si può quindi pretendere da se stessi qualcosa che non è sempre compatibile con i propri ritmi di vita. Inoltre, è bene ricordare che i contenuti sui social non corrispondono sempre alla verità o, comunque, non a tutta. Ognuno filtra i contenuti migliori, più fotogenici e più socialmente accettabili, omettendo ciò che non vuole gli altri conoscano.

Come si può quindi vivere serenamente un percorso fitness?

  1. Scegli bene quali profili seguire sui social network. Chiediti: “che effetto mi fa questo contenuto?” Qualora un profilo andasse ad alimentare pensieri negativi come “perché non sono così?” “Lei/lui è perfetta/o, mentre io no” “per sentirmi abbastanza devo essere così” e così via allora quel profilo non è semplicemente d’ispirazione, ma va ad inasprire certi pensieri disfunzionali. Segui profili che ti possano ispirare, ma senza farti sentire inferiore.
  2. Poniti un obiettivo che sia realisticamente perseguibile. Qual è la tua routine? Quanto tempo puoi dedicare all’attività fisica? Quali risorse hai? Chiarisci questi punti e, sulla base di questi, poniti un obiettivo raggiungibile cui farne susseguire un altro, come fossero gradini di una scala. In questo modo costruirai un percorso che sarà adatto alle tue possibilità (e non a quelle altrui) e ti sentirai più motivata/o.
  3. Se senti il bisogno di un aiuto nel tuo percorso, affidati a persone competenti, che abbiano le qualifiche per occuparsi di te dal punto di vista alimentare e di allenamento, che tengano sempre presenti i tuoi obiettivi e le tue possibilità, che ti guidino con serenità verso la tua meta.

AMBITI DI INTERVENTO

  • Psicologia dell’età evolutiva
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  • Formazione (corsi e serate)
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